mercoledì 7 dicembre 2016

Facebook come santuario virtuale

Nell'ultimo decennio è diventata usanza comune, in seguito ad un lutto, utilizzare la bacheca di Facebook del defunto come un vero e proprio santuario virtuale. Questo comportamento è spiegabile attraverso la teoria di Denis Klass, psicologo americano tra i maggiori esperti di lutto nel mondo. Egli con l'ausilio di Walter Klass ha identificato 4 modalità non patologiche con il quale si mantiene il legame con le persone scomparse:

  1. Sentire la persona scomparsa
  2. Parlare con la persona scomparsa
  3. Vivere lo scomparso come guida morale 
  4. Parlare della persona scomparsa
Il social network può essere utile per cercare di attuare queste strategie di elaborazione del lutto.

Selfie-mania

Trascorrere una buona parte del tempo sui Social Network è ormai un'abitudine consolidata per la maggior parte della popolazione mondiale. Quella che si avverte è la necessità di attirare l'attenzione, sfruttando al meglio le tecnologie: lo schermo è diventato il luogo perfetto dove cercare soddisfazione al bisogno di autostima, al rafforzamento della propria immagine e il desiderio di visibilità. 
Negli ultimi anni, si è cominciato a parlare di "Selfie", termine che proprio a causa del suo successo, nel 2013 è stato inserito ufficialmente nel vocabolario inglese con la seguente definizione: “una fotografia che una persona ha fatto di sé stessa, normalmente con uno smartphone o una webcam, e poi ha pubblicato su un Social Media”.
Dal momento che "farsi i Selfie" si è trasformato in una vera e propria moda, talvolta eccessiva, negli Stati Uniti alcuni studiosi hanno introdotto il concetto di “Selfie-Syndrome”, una patologia che colpisce le persone eccessivamente preoccupate della propria immagine digitale. Il Selfie non è soltanto indirizzato verso sé stessi, ma nella quasi totalità delle volte è destinato agli altri, in quanto lo scopo è quello di essere condiviso e soprattutto, in un mondo di apparenze, l'obiettivo principale è quello di trasmettere una determinata immagine personale. Attraverso l’utilizzo delle foto, è possibile costruire e controllare la propria identità e le immagini possono non solo raccontare, ma trasmettere pensieri carichi di emozioni.
In Italia, nel 2014, è stata realizzata una ricerca a riguardo e ciò che è emerso è che gli scopi del Selfie sono: far ridere e divertire gli altri (39%); vanità (30%); raccontare un momento della propria vita (21%). Per quanto riguarda le differenze individuali, le donne sembrano essere più solite usare questa tecnica.
Gli esperti dell'Università Cattolica di Milano, tuttavia, non sono d'accordo con gli studiosi americani nel definire la tendenza di farsi i Selfie come una vera e propria patologia, perciò per ora siamo salvi! 

La responsabilità etica nell'uso delle tecnologie

Il continuo sviluppo delle tecnologie può portare a pensare, lecitamente, che la loro applicazione sia illimitata, ma quando essa è usata per intervenire geneticamente sull'uomo bisogna chiedersi quali siano i limiti da porre.
Il filosofo Hans Jonas si sofferma sul concetto di responsabilità etica nell'uso delle tecnologie.
Le sue interessanti idee al riguardo sono presentate in un breve video:

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/hans-jonas-principi-etici-della-tecnologia-genetica-l-etica-della-responsabilit%C3%A0/3593/default.aspx

Look of life: la moderna tecnologia in aiuto ai malati oncologici

Look of life è un progetto di realtà virtuale ideato da Fondazione ANT e dall’associazione culturale Menomale in collaborazione con il Centro di Ricerca HIT – Human Inspired Tecnology Reasearch Centre dell’Università di Padova.
Il progetto si rivolge principalmente ai malati oncologici, ma anche a coloro che hanno malattie fortemente invalidanti permettendogli di vivere delle esperienze sensoriali immerisive create attraverlo la realtà virtuale.
La malattia oncologica, infatti, oltre a compromettere la salute fisica e l’autonomia del paziente, è spesso accompagnata da sintomi ansiosi (come pensieri ossessivi) e depressivi, in grado di compromettere ulteriormente la qualità di vita del malato e del suo ambiente famigliare. 
Lo scopo di questo progetto è quello di valutare se l'utilizzo a domicilio di una tecnologia innovativa con i visori Gear Vr che permettono la visione di video tridimensionali appositamente creati, migliori dal punto di vista clinico le conseguenze negative della malattia oncologia e l'isolamento socio-sensoriale che essa comporta. 
Riporto qui il link al sito del progetto e quello dell'associazione che l'ha ideato:

martedì 6 dicembre 2016

Robopsicologia ed educational Robotics: le nuove frontiere della Psicologia!

La robopsicologia come scienza in grado di  aiutare le persone con bisogni speciali, compresi i soggetti con Alzheimer e DSA.


  La Robopsicologia è lo studio delle personalità delle macchine intelligenti basata su Tre Leggi fondamentali: 
  1. 1. Un robot non potrebbe mai offendere un essere umano, o mediante l’inazione, consentire ad un essere umano di ferire a sua volta;   
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che tali ordini non entrino in conflitto con la prima legge;
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza finché la sua protezione non entra in conflitto con la prima e la seconda legge.
    Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/04/robopsicologia-educational-robotics/


Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/04/robopsicologia-educational-robotics/                                            


Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/04/robopsicologia-educational-robotics/

I ricercatori hanno analizzato come i bambini con DSA reagiscono ai robot umanoidi i quali forniscono loro istruzioni graduali, fornendo spunti e richieste via via sempre più dettagliati in modo da modellare il comportamento e ad aiutare nell’acquisizione di nuove abilità o recuperare quelle perse.
Mataric e il suo team hanno studiato 12 bambini con DSA ad alto funzionamento dividendoli in due gruppi, uno sperimentale e uno di controllo. Ogni bambino ha giocato ad un gioco copycat (d’imitazione) con un robot Nao, il quale ha chiesto al bambino di imitare 25 posizioni differenti del braccio.
Qui potete consultare e approfondire il sito da cui è tratto lo spunto, buona lettura!
http://www.stateofmind.it/2016/04/robopsicologia-educational-robotics/

Double Decision game: un gioco per il computer in grado di rallentare l'insorgenza della demenza



Double Decision game è un gioco per computer che ha tutti i presupposti per accingersi a segnare un passo rivoluzionario in campo di demenza.
Secondo uno studio condotto da ACTIVE (Advanced Cognitive Training for Independent and Vital Elderly), infatti, potrebbe essere in grado di aiutare i malati di Alzheimer a mantenere il controllo delle loro funzioni cerebrali.

Il training proposto, focalizzato sulla velocità di elaborazione, potrebbe migliorare le "funzioni esecutive”(come la pianificazione e il ragionamento), migliorare la connettività cerebrale e la capacità cognitiva in modo tale da rallentare l’insorgenza della demenza.

Siete interessati all'argomento?? Ecco a voi un'interessante articolo sul funzionamento di questo promettente gioco; è presente anche un breve video che ve ne illustrerà le principali caratteristiche!!

"Dottor Web": internet e rimedi ai problemi di salute

Grazie allo sviluppo tecnologico sempre più dirompente degli ultimi anni, Internet è diventato sicuramente una risorsa utilissima per tutti noi per ricercare informazioni su svariati argomenti. Sempre più spesso le persone utilizzano il web per trovare spiegazioni e rimedi ai loro problemi di salute. Secondo un'indagine condotta dal portale dottori.it, il 49,1% della popolazione utilizza in modo assiduo Internet quando si tratta di reperire informazioni su particolari stati di salute.

I problemi alimentari risultano essere i più ricercati, essendo un tema molto saliente che coinvolge un numero sempre maggiore di persone. Anche i problemi dermatologici vengono "cliccati" con frequenza, così come i disturbi dell'apparato riproduttivo, probabilmente a causa della difficoltà di affrontare questo argomento, che rimane ancora un tabù per molti.

In generale, il parere del medico è sempre da preferire a qualsiasi diagnosi che si può ottenere sul Web, ma forse l'ideale sarebbe un connubio tra le due cose, ricercando il giusto equilibrio. I medici stessi si sono accorti che, a causa del crescente sviluppo tecnologico degli ultimi anni, è necessario che anche loro rimangano al passo con i tempi, rendendo più semplice ai pazienti ricercarli e trovarli su Internet.

Allego di seguito il link all'articolo in cui viene analizzato nel dettaglio lo studio condotto da dottori.it

Buona lettura!